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Il luogo dove le cose vengono all'essere
Ma Emmerich non è uno che impara dai propri errori -un po' come un mio supplente dei tempi del Liceo che, a distanza di circa quindici anni, ancora non sa, e non sa insegnare, la Matematica e la Fisica (sorvoliamo sul fatto che, a dispetto di tutto quello che è stato detto sulla meritocrazia nella scuola, lui ha il posto, e pure fisso, e io no).
Attenzione: da qui in poi il post contiene spoiler -se mai vi dovesse capitare di andare a vedere '2012'. Ma non fatelo. Emmerich non poteva evitare di dare motivazioni estremamente allucinanti: se in 'Indipendence Day', queste davano il là per la conclusione del film, qui danno il pretesto per l'inizio del tutto. Il nostro caro regista ha imbastito un altro film -sia sui disastri, che disastroso. Prendendo stavolta spunto da tutti gli allarmologi che si sono succeduti in questi anni, '2012' racconta di come, in un laboratorio sotterraneo costruito a migliaia di chilometri sotto terra, in India, dove prima c'era una miniera -un laboratorio che ricorda tanto quello del Gran Sasso, solo molto più grande- un astrofisico abbia scoperto che -udite, udite- l'emissione dei neutrini emessi dal Sole era molto aumentata. E fin qui niente di male, solo che, aggiunge l'astrofisico, negli ultimi giorni i neutrini si erano trasformati in microonde. Ho iniziato a rigirarmi sulla poltrona; non sapevo se ridere, piangere, andarmene, o chiedere di fermare la proiezione. Ma, data la sala gremita -avevamo appurato in precedenza che non era rimasto neanche un posto libero- me ne sono stato tranquillo al mio posto, a soffrire. Il resto del film è il solito Emmerich. Classica presentazione degli scontati personaggi, di varia estrazione. Di tutti si capisce subito come finiranno. Il protagonista, l'uomo che ha visto la sua famiglia allo sfascio perchè tutto preso dal suo romanzo -che poi neanche ha avuto successo- diventerà un eroe e ritroverà l'amore della ex-moglie. Il nuovo compagno della moglie, dopo aver rischiato la propria pelle, ed aver salvato quella di tutti gli altri, dovrà morire, per permettere l'happy ending. Il miliardario che si paga il viaggio sulle arche della salvezza muore -anche se la sua morte si rivela un atto estremamente generoso- perchè è un egoista. La ragazza russa, l'amante del miliardario, seppur di buon cuore e neppure così stupida come potrebbe far presumere il suo aspetto, dovrà fare una brutta fine: ha una storia con l'autista del riccone, e, diciamolo, ha le tette rifatte. E così via. Si ripetono sempre i soliti clichè. Come il Presidente degli Stati Uniti -nero, perchè siamo in piena era Obama, e vedovo, per aumentare il suo pathos- che si sacrifica per restare in mezzo alla gente comune, e il Primo Ministro dell'Italia -inquietante la sua somiglianza con Fassino- che, parimenti, decide di restare in Italia per pregare con il suo popolo (scommetto che non vi verrebbe mai in mente che la scena successiva riguardasse la fine di Piazza San Pietro). Per il resto, effetti speciali e visivi di prim'ordine, anche se non mi è piaciuta per niente la scelta del regista di girare alcune scene in stile documentaristico -ho letto da qualche parte che sono state fatte apposta per sembrare scene dei film degli anni settanta. Secondo me, queste scene stonano davvero col resto del film. C'erano i film di una volta, che avevano pochi effetti speciali, a cui dovevano sopperire con troavte e idee originali; ci sono i film di oggi, che hanno effetti speciali meravigliosi, ma che difettano di buone idee.
Naturalmente non è un discorso che vale in toto, ma da quando le varie fabbriche dei sogni hanno scoperto la computer grafica, alcuni hanno deciso di spegnere il cervello e accendere il PC. Tipo Roland Emmerich. E' dai tempi di 'Indipendence Day' che ci propina i suoi disaster movies, che combinano trame inesistenti/scontate/banali a effetti speciali di prim'ordine, una vera goduria per gli occhi. Fin qui, vabbè, niente di male. Se uno ha un mezzo (in questo caso quello informatico), e sa che quel mezzo può fruttargli vagonate di soldi, non vedo perchè non dovrebbe sfruttarlo. Quello che non mi piace è l'assoluta mancanza di verosimiglianza (sto parlando di verosimiglianza, non di fantascienza) nei film. Dieci e passa anni fa c'erano gli alieni che tentavano di conquistare la Terra, e venivano sconfitti da un virus informatico! Come se una civiltà, che nasce e si sviluppa indipendentemente da quella terrestre, avesse sistemi operativi come i nostri (e taccio sul fatto che già noi abbiamo vari sistemi operativi incompatibili tra di loro). Mi sono sempre chiesto cosa sarebbe successo se gli alieni avessero avuto un Mac. In risposta a questo post -sì, faccio i post, e mi rispondo da solo.
OK, l'ha chiamata qualcun altro. Adesso so il suo nome. Mi chiedete del colloquio... Beh, è andato.
Tre ore e mezza di colloquio di gruppo, con una prima parte scritta con trentacinque quesiti matematici -evvai!- da risolvere in venti minuti, e con una parte orale di presentazione/confronto. Solite cose: presentazione dell'azienda, che è la prima sul mercato, che è la migliore rispetto a tutte le altre, che è in crescita nonostante la crisi mentre le altre sono in declino. Un laconico 'vi chiameremo entro due settimane, se vi riterremo idonei a sostenere il successivo colloquio', e un saluto. E cosa c'entra il giardino del titolo? Ho scoperto, durante il tragitto verso la sede della ditta, in mezzo allo smog, al traffico e alla confusione, un angolo di pace e di serenità: una villa, con annesso giardino, popolato da decine di fenicotteri rosa. In quel momento ho rimpianto di non avere con me la macchina fotografica: ne sarebbe valsa sicuramente la pena. Oggi è un giorno storico: Mancolebbasi è riuscito -e per ben due volte nel giro di pochi minuti!- a fare la somma tra un numero naturale e una frazione numerica, senza errori.
Vabbè, ci ha messo un pochino di tempo. Ma, adesso, non è che si può pretendere tutto in un colpo solo. Ma quando la smetterò di non ascoltare il nome di una persona, nel momento in cui me lo dice mentre mi stringe la mano?
Avevo paura che sarebbe giunto, questo momento, prima o poi. Anzi, non è che ne avessi paura: ne ero sicuro.
Mancolebbasi, adesso, ha a che fare col calcolo integrale. Fosse solo riuscire a fargliene capire l'interpretazione geometrica; fosse solo a fargli capire quali siano e come si usino le proprietà degli integrali (come faccio a spiegargli che l'integrale è lineare?) e gli integrali immediati. Immagino e pavento già il Teorema di Torricelli, nell'immediato futuro. Il fatto è che ci si arena anche di fronte a questioni semplicissime. 'Adesso devi sommare uno e un mezzo all'esponente. Quanto fa?' (Penoso minuto di silenzio) 'Uno!' 'Ma come fa a fare uno? Se aggiungi qualcosa a uno, ti dovrà dare sicuramente qualcosa di più grande di uno!' 'Ah, già, è vero.' (Altro minuto di penoso silenzio) Poi, trionfale, arriva la risposta: 'Due mezzi!' Nell'ormai lontano 2005 lavoravo come informatico. Ero stato chiamato subito dopo la laurea, mi avevano fatto seguire un corso, e, alla fine, ero stato arruolato con un contratto a tempo determinato di diciotto mesi, al quale sarebbe seguito il tempo indeterminato.
Allo scadere dei diciotto mesi arrivò, puntuale, la proposta del tempo indeterminato. Io rifiutai, salutai la Grande Metropoli -nella quale mi ero dovuto trasferire- e ritornai al paesello natìo. Perchè non era il mio lavoro. Perchè è terribile starsene dieci ore al giorno davanti a un PC a inseguire codici di programmi. Perchè è orribile vedere i colleghi che ti/si fanno le scarpe. Perchè ero sull'orlo dell'esaurimento. Perchè volevo realizzarmi. Mi iscrissi alla scuola di specializzazione, inondai di lettere di richieste di supplenza tutte le presidenze delle scuole della mia provincia e di quelle limitrofe, e iniziai a insegnare. Sono stati anni pesanti, anni di studio-lavoro-viaggio. Metterci mezz'ora per andare a insegnare, poi correre via per andare alla scuola di specializzazione (mangiandosi uno yogurt mentre si guida come pausa pranzo), tornare a casa la sera tardi e avere ancora davanti le lezioni da preparare per il giorno dopo e qualcosa da studicchiare. Tre anni di lavoro quasi continuo -a conti fatti, pur se cambiando scuola tante volte all'anno, sono rimasto a casa solo un mese. Ora alla fine della scuola di specializzazione manca un esame, e poi ci sarà l'esame finale. Ma, come già scrissi, quest'anno scuola zero. E ho paura che andrà avanti così, almeno per un po'. Ma, dato che non posso aspettare questo 'po'', si rientra in pista. Si ricominciano a spedire i curriculum vitae ('ci spedisca il suo sivì' -notate la pronuncia all'inglese- mi dissero, una volta). E capita che qualcuno ti risponda. E capita che tu, settimana prossima, abbia un colloquio. Devo rispolverare l'abito buono. Me l'hanno detto, oggi e a più riprese, vari elementi del parentado, indicando i cuginetti piccoli: una richiesta -nemmeno tanto velata- di metter su famiglia.
Ora, dato che conoscono il mio passato e il mio presente sentimentale -vabbè, non proprio tutto: quello che basta- avrebbero potuto anche starsene zitti, e non l'hanno fatto. Ma penso che lo faranno quando inizierò a ripeter loro la stessa identica frase di cui sopra. Ai prossimi funerali*. * Scusate la cattiveria. Ma in questi giorni sono parecchio depresso. Ovvero, quattro film quattro. Non si tratta di recensioni, ovviamente -non sarei in grado di farne- ma di qualche mia osservazione.
Qualche settimana fa mi avevano portato a vedere 'Le mie grosse grasse vacanze greche'. Non che mi ispirasse tantissimo, in realtà -avrei guardato con maggior piacere, che so, 'Up' o 'Biancaneve e gli 007 Nani'. Ma devo dire che ne sono rimasto, invece, piacevolmente colpito. D'accordo, non è un capolavoro; ed è pure parecchio scontato. Dall'inizio già si intuisce cosa succederà tra la protagonista -una bella guida turistica- e l'autista dell'autobus, oppure che ruolo avrà il vecchietto-allegrone del gruppo, che viaggia da solo con il ricordo della moglie mancata da poco ancora fresco. E comunque, nonostante tutto, il film corre veloce, tra battute e situazioni che fanno passare piacevolmente tutte le due ore di proiezione. 'Biancaneve e gli 007 Nani', invece, dato che non era in previsione di andare a vederlo, me lo sono scaricato (sì, lo so che non si fa!). E, per fortuna, non sono andato a vederlo. Non che in sè sia brutto, ma c'è quella sensazione, durante tutta la durata del film, che si cerchi di andare a copiare situazioni e personaggi tipici della Pixar, andandoci solo vicini o fallendo clamorosamente. E poi c'è il titolo. Nella storia, Biancaneve non c'è proprio -la protagonista è Cenerentola- e i sette Nani non sono spie, ma un... beh, Commando militare penso sia appropriato. In ogni caso, la loro parte dura non più di venti minuti di film. In inglese il titolo era 'Happily N'Ever After'; era tanto difficile tradurlo come qualcosa del tipo: 'E vissero infelici e scontenti'? E' molto bello, invece, 'Cappuccetto Rosso e gli insoliti sospetti', rivisitazione -di qualche anno fa- della celeberrima fiaba, in cui Cappuccetto Rosso, il Lupo Cattivo, il Taglialegna e la Nonna raccontano la loro versione della storia -e, naturalmente, questa storia ha poco a che spartire con la storia classica. Scopriremo quali siano i veri sogni di Rossa, scopriremo che il Lupo è in realtà un cronista, che il Taglialegna ha la vocazione da attore, e che la Nonna ha una sua vita parallela -inattesa e spericolata. Anche qui si intuisce ben presto il finale -io avevo già dei sospetti dopo il racconto di Rossa, sospetto che è divenuto certezza dopo il racconto del Lupo. Ma il film è comunque godibile, divertente e ben riuscito. Eccezionali i Tre Porcellini nel ruolo di Poliziotti. Bello anche 'Oggi sposi', che ho visto venerdì sera. Anche qui sono entrato prevenuto, ma la scelta degli amici cultori del cinema si è rivelata ben ponderata, anche stavolta. Quattro matrimoni che si devono risolvere in un modo o nell'altro -l'ispettore di polizia e la figlia dell'ambasciatore d'India, il top manager e la velina, il lavapiatti e la cameriera, il riccone e la massaggiatrice. Quattro storie che si intrecciano l'una nell'altra, e lieto finale per tutti. Anche per chi, alla fine del film, viene abbandonato davanti all'altare.
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